Orto, ponte di pace tra Italia e Zambia

Orto, ponte di pace tra Italia e Zambia

“In tempo di emergenza, si ricorre agli orti di guerra. A me piacerebbe invece che gli orti fossero di pace: occasioni di convivialità, di apprendimento con e dalla natura, fin dai primi anni di vita” scriveva Pia Pera, scrittrice, saggista e fondatrice dell’iniziativa Ortidipace. E proseguiva: “A mio parere, quando si passa del tempo nell’orto, non bisogna mai perdere di vista questo aspetto fondamentale: la gioia”.
Superiamo la rigida divisione tra lavoro e tempo libero, occupiamoci della terra come artigiani e artisti, considerandola la materia prima della nostra creazione! – questo il suo incoraggiamento, il suo insegnamento.

Accanto alla finalità produttiva dell’orto, dunque, anche quella del benessere fisico e psicologico, così come dell’apprendimento teorico, pratico e valoriale.

Coltivando, infatti, si studiano quasi senza accorgersene la botanica e zoologia, ma non solo: si assorbono per osmosi i principi legati al rispetto e alla cura dell’ambiente, così come la consapevolezza di appartenere a una comunità, che si allarga in cerchi concentrici fino a comprendere l’umanità tutta – su cui si basano, di fatto, il rispetto e l’accoglienza dell’altro da me e quindi il processo di costruzione e difesa della pace.
Su questi presupposti si basa l’iniziativa “Un orto a Forlì, un orto a Ndola: un ponte di pace”, ideata e promossa dalla Scuola Paritaria Don Oreste Benzi di Forlì e realizzata, grazie al contributo del Comune di Forlì, in collaborazione con Cicetekelo Youth Project, il modello di intervento per OVCs (Orphans and Vulnerable Children) che accoglie a Ndola, in Zambia, più di 300 bambini e ragazzi.

Le due realtà – entrambe espressione dell’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII in tema di educazione e formazione – erano già unite da un gemellaggio che aveva iniziato a concretizzarsi grazie a momenti di scambio e di testimonianza, che sono stati però interrotti dalla pandemia. Durante l’anno scolastico in corso si è trovato il modo di riallacciare il legame tra gli studenti italiani e quelli zambiani, proprio a partire dall’attività della cura dell’orto.

La Scuola Don Oreste Benzi ha scelto da due anni a questa parte di introdurre l’Outdoor Education, metodologia che prevede, a seguito di una formazione specifica degli insegnanti, lo svolgimento di attività negli spazi esterni alla scuola, per valorizzare l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta e lo sviluppo di competenze trasversali e conoscenze interdisciplinari.
L’orto didattico, coltivato nel grande giardino, una volta parte del convento delle Suore Maestre di Santa Dorotea, fa parte di questo programma: in questa “aula all’aperto” gli alunni della Primaria e della Secondaria di Primo Grado coltivano la terra insieme agli insegnanti, con la guida degli specialisti della Fattoria Didattica di Borgo Basino, realtà locale con cui la scuola ha allacciato una partnership.

Ciò che qui è per molti novità e scoperta, là è pressoché innato: in un Paese come lo Zambia, in cui solo il 50% della popolazione attiva è occupato (dati De Agostini Geografia 2020) e la sopravvivenza si basa ancora in gran parte sull’attività contadina di autosussistenza, i bambini e le bambine imparano da piccoli a usare la zappa, seminare, raccogliere.
Anche per questo motivo tra le attività proposte da Cicetekelo Youth Project ai piccoli accolti c’è quella dell’orticoltura, ma non solo: il suo centro per la formazione professionale offre, tra gli altri, il corso di Teoria e Tecniche Agricole, mentre una delle principali fonti di auto-sostentamento del progetto è proprio quella agricola, grazie ai frutti dei terreni coltivati a mais, legumi, ortaggi.

Lo scambio dei rispettivi vissuti è avvenuto – in lingua inglese, tratto che accomuna la nostra scuola bilingue e quella della ex colonia britannica – grazie ad immagini, video, incontri online, corredati da lezioni di intercultura che hanno introdotto alla conoscenza del Paese della realtà gemellata.

Anche in questo caso, veicolo di conoscenza è stata l’esperienza diretta: maneggiare oggetti di rame e pietre dure per dedurre quali sono le materie prime attorno a cui ruota l’economia non solo locale, ma internazionale; osservare un piatto e un cucchiaio di legno per ragionare su un’alimentazione diversa, ma comunque valida dal punto di vista nutrizionale; imparare ad annodare un citenghe attorno alla vita o sulla testa per scoprire usi e costumi che sembrano bizzarri, ma una volta compresi svelano la loro logica.

Al termine di questo percorso, l’orto di Forlì ospita semi e piante primaverili, mentre quello di Ndola, sul finire della stagione delle piogge, ha dato i suoi frutti.
Insieme ci ricordano che il futuro di ciascuno di noi si gioca sulla cura e sul rispetto, non solo dell’ambiente, ma dell’essere umano, e che le nostre esisteze sono legate a doppio filo: la pace è la condizione imprescindibile per la nostra stessa vita.

 



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Daniele Tappari

Coordinatore Didattico
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